Nuovo libro per l’Ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – editore: Il Mulino.
“Un tema che ha dato senso ad una vita”. Così Carlo Azeglio Ciampi ha voluto intitolare la rivisitazione di un proprio testo giovanile, sulla libertà religiosa come diritto fondamentale e inalienabile della persona. A rendere il tema appassionante per il giovane studente della Normale di Pisa al punto da farne, nel 1946, l’oggetto della propria tesi di laurea ha certamente contribuito l’esser nato a Livorno, città portuale da sempre crogiuolo di culture e tradizioni, che per ragioni storiche aveva visto il maggiore sviluppo di comunità religiose non cattoliche. Ma anche le esperienze della guerra prima e della Resistenza poi hanno acuito la sensibilità verso i diritti e acceso la passione civile. Attorno alla libertà religiosa nell’Assemblea costituente si svolse un dibattito dai toni aspri e laceranti che misero a repentaglio la nascita della giovane repubblica. A 60 anni dalla Costituzione, 80 anni dai Patti lateranensi e dalla nascita dello Stato della Città del Vaticano, giova ripercorrere attraverso le parole del giovane Ciampi le radici culturali e politiche della laicità di quello stato italiano di cui un giorno diverrà presidente.
Carlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920) è un economista e politico italiano, decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 10 maggio 2006.
È stato governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei Ministri e ministro del Turismo e dello Spettacolo ad interim (1993-1994) e ministro del Tesoro e del Bilancio (1996-1999). Con la fine del suo mandato presidenziale è diventato senatore a vita.
Fa parte del coordinamento nazionale del Partito Democratico.
Figlio di Pietro Ciampi e di Maria Masino. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere nel 1941 alla Scuola Normale di Pisa, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofo Guido Calogero e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, la futura moglie, fu chiamato alle armi nello stesso anno come sottotenente dell’esercito in Albania.
Quando viene siglato l’armistizio dell’8 settembre 1943, si trova in Italia con un permesso; rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò e si rifugia a Scanno, in Abruzzo, col suo maestro Calogero, esponente di primo piano del pensiero liberalsocialista e vicino al Partito d’Azione.
Il 24 marzo 1944, con un gruppo di una sessantina di persone, partendo da Sulmona si mette in marcia per raggiungere gli Alleati attraversando il massiccio della Majella. Si tratta di un viaggio pericoloso, in mezzo alla neve e a temperature molto basse, lungo un percorso che attraversa Taranta Peligna, Campo di Giove, Guado di Coccia e, infine, Casoli. Il gruppo, che perde una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, incontra per primo i Patrioti della Brigata Maiella.
Riesce quindi ad arrivare a Bari, dove consegna a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d’azione» datogli da Calogero, si arruola nel rifondato esercito italiano e si iscrive al Partito d’Azione.
Nel 1946 sposa Franca Pilla (nata il 19 dicembre 1920), consegue la seconda laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa e, su pressione della moglie[senza fonte], partecipa al concorso che lo fa entrare come impiegato in Banca d’Italia, dove rimarrà per 47 anni (14 da Governatore).
Nello stesso anno si iscrive anche alla CGIL e ne conserva la tessera fino al 1980.
Nel 1960 fu chiamato all’amministrazione centrale della banca di cui nel 1970 assunse la direzione. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978. Nell’ottobre del 1979 fu nominato Governatore della Banca d’Italia e Presidente dell’Ufficio Italiano dei Cambi, posizioni che ricoprì fino al 1993.
Dall’aprile 1993 al maggio 1994 fu il Presidente del Consiglio di un governo tecnico di transizione, il primo Presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica. Non sono mancate anche in tal senso polemiche, che, sebbene minoritarie vedono una carenza di rappresentatività popolare negli organi costituzionali, non avendo egli mai ricoperto cariche elettive.
Nel giugno 1994 fu chiamato a ricoprire la carica di vice-Presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali,ruolo che detenne fino al maggio 1996.
In seguito è stato Ministro del Tesoro (dall’aprile 1996 al maggio 1999) nei governi Prodi I e D’Alema I. In questo periodo, la sua opera è stata caratterizzata dal contenimento dell’enorme debito pubblico italiano in vista del rispetto dei parametri di Maastricht, per garantire l’accesso dell’Italia alla moneta unica europea. Ha avviato il processo di risanamento delle Poste Italiane.
È autore di alcuni libri, tra i quali si ricordano: Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993 (finito di stampare nel 1994); Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea e Un metodo per governare, entrambi del 1996.
La sua candidatura a presidente della repubblica viene avanzata da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall’allora Presidente del Consiglio D’Alema che ottiene, durante le trattative, il benestare dell’opposizione di centro-destra, anche se Ciampi, che non era iscritto in alcun partito, era molto vicino all’Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l’entrata nell’Euro e come uno dei ministri più popolari del governo gode anche dell’appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell’Unione Europea. Il 13 maggio 1999 è stato eletto alla prima votazione, con larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica. In questa veste, egli ha cercato di trasmettere agli italiani quel patriottico sentimento nazionale che deriva dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza e che si manifesta nell’Inno di Mameli e nella bandiera tricolore.
Ciampi è stato un Presidente che, analogamente a quanto avvenne con Sandro Pertini, ha riscosso sempre un alto indice di gradimento nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l’80% (il minimo si registrò con il 67% relativo al nord-est del Paese, ossia dove la Lega Nord è più forte). Rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e rafforzando con la sua figura istituzionale lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica.
Ha ricevuto, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l’idea di Europa unita e pacifica; sempre nel 2005, ha anche ricevuto ad honorem il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.
In un intervento al Parlamento europeo è stato vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega, tra cui Mario Borghezio, scontenti per l’ingresso dell’Italia nella Moneta comune Europea, l’Euro, citato nel discorso del Presidente della Repubblica.
Durante il settennato Ciampi e Signora hanno posto la loro residenza presso il palazzo del Quirinale.
La consorte del Presidente, come raramente accadde in passato, è stata spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia ed all’estero; “donna Franca”, come è stata chiamata, ha fatto alcune dichiarazioni “fuori dal protocollo”: hanno fatto discutere le sue esternazioni riguardo la “tv deficiente” e riguardo la bontà e l’affetto dei napoletani (“La gente del sud è più buona e intelligente”).
Da più parti a Ciampi è stato chiesto di rimanere Capo dello Stato per un secondo mandato ma egli, seppur lusingato, ha escluso l’ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo hanno più volte ringraziato per il suo operato super partes e come garante istituzionale.
l 10 febbraio 2006 ha aperto, come da protocollo, i Giochi olimpici invernali di Torino 2006.
Il 3 maggio 2006 con una nota ufficiale dal Quirinale Ciampi ha confermato la sua indisponibilità ad un settennato-bis: i motivi che l’hanno spinto a questa decisione sono l’età avanzata e la convinzione che “il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”. In effetti, è stato osservato che nessun Presidente della Repubblica è mai stato investito di un secondo mandato.
Ciampi si è dimesso il 15 maggio 2006, stesso giorno in cui il suo successore (nominato da Ciampi Senatore a vita pochi mesi prima) Giorgio Napolitano ha prestato giuramento. Il suo primo atto da senatore a vita è stato quello di votare la fiducia al secondo governo Prodi,[7] esprimendosi favorevolmente riguardo al nuovo esecutivo. Ciò ha provocato l’accesa reazione, manifestata durante la votazione con fischi e grida, di numerosi esponenti della Casa delle Libertà.
Un mese dopo le sue dimissioni ha annunciato che avrebbe votato no al referendum confermativo sulle riforme istituzionali, motivando questa scelta in coerenza con il suo costante impegno a difesa della Costituzione: tale posizione è stata criticata dal centro destra ed apprezzata dal centro sinistra dalla componente dei costituzionalisti che ad esso si ispira. Nel 2007, aderisce per la prima volta a una forza politica, il Partito Democratico, di cui oggi è membro onorario
È presidente del comitato che sta organizzando le manifestazioni per il centocinquantenario dell’unità d’Italia nel 2011.
(Fonte Wikipedia).
Carlo Azeglio Ciampi – La libertà delle minoranze religiose in Italia
29 Giugno 2009 di riflessioniquotidiane









solo la tolleranza può migliorare il nostro mondo, solo il rispetto reciproco può garantirci una vera crescita….un bel video. Comunque piacere ti linko sei una persona davvero interessante
p.s. io e i miei amici siamo nuovi della blogsfera